Frutta macchiata di sangue
La mentuccia, l'insalata e i pomodori, le prugne e le pesche. E' uno dei tanti mercatini della Coldiretti, il sabato al Circo Massimo a Roma. Ma ci sono anche le arance, metaforicamente. Ci sono i ragazzi di Rosarno che, un anno dopo, si sono dati appuntamento a Roma per dire: nelle campagne non è cambiato nulla, “Il vostro made in Italy ha una macchia di sangue”.
E' buona la frutta italiana, sì. E' buono il profumo, l'aroma, il sapore. Il lavoro nero no, non è buono, ma c'è. “Chiediamo ai consumatori di schierarsi con noi, ai produttori di non tutelare solo la qualità dei prodotti ma anche quella del lavoro – dice lo speaker Moussa al megafono – senza contratto di lavoro non possiamo rinnovare il permesso di soggiorno. Dopo Rosarno ci avevano detto: mai più, ora cambierà la vostra vita. Ma nelle campagne non è cambiato nulla”.
Sono allegri, i ragazzi di Rosarno. Questa è anche un'occasione per rivedersi, dispersi come sono nelle campagne del napoletano, tra Casal di Principe e e Giuliano, e nel brindisino e nei campi calabresi. Il più creativo ha dipinto un costume da batterio letale, gommapiuma a pois verdi con antenne, ciglia, pseudozampine e occhiali da sole fucsia: chissà che non sia così davvero l'E.coli che fa tremare l'Europa. Un altro ha il tamburo, un altro ancora balla. Ma quel che dicono non è allegro: “Nessuno sa come viene raccolta la frutta. Noi lavoriamo per undici ore, dalle 5 alle 6, per 10-12 euro al giorno. La frutta è buona ma noi che la raccogliamo non abbiamo diritti e dignità, siamo qui a ricordarvelo” insiste Diawarà con il megafono. “Agricoltura sì, lavoro nero no” scandiscono gli altri in coro. I farmers si avvicinano, i compratori pure.
Fa caldo, tanto. Balà dà le dimissioni da batterio, lo sostituisce un compagno. L'hanno organizzata da tempo, questa manifestazione. L'assemblea dei lavoratori africani a Roma ha chiamato i compagni dispersi nelle campagne del sud che, per venire qui, hanno perso la giornata. In questi mesi sono andati al Ministero dell'agricoltura, la Provincia si era attivata e aveva proposto un protocollo per l'emersione del lavoro nero firmata da Coldiretti, Confagricoltura, Coop... una firma non costa nulla, quel protocollo ha prodotto solo due posti di lavoro. Bisognerebbe farlo emergere davvero quel lavoro nero, e non per cancellare quel che è avvenuto a Rosarno, una vergogna che va ricordata. Ma per mettersi dietro le spalle lo sfruttamento selvaggio, sì, quello sì. Lo dobbiamo ai ragazzi di Rosarno, ma lo dobbiamo anche a noi, se non vogliamo tacere davanti alla sopraffazione e all'ingiustizia, per quanto nascoste.
E' buona la frutta italiana, sì. E' buono il profumo, l'aroma, il sapore. Il lavoro nero no, non è buono, ma c'è. “Chiediamo ai consumatori di schierarsi con noi, ai produttori di non tutelare solo la qualità dei prodotti ma anche quella del lavoro – dice lo speaker Moussa al megafono – senza contratto di lavoro non possiamo rinnovare il permesso di soggiorno. Dopo Rosarno ci avevano detto: mai più, ora cambierà la vostra vita. Ma nelle campagne non è cambiato nulla”.
Sono allegri, i ragazzi di Rosarno. Questa è anche un'occasione per rivedersi, dispersi come sono nelle campagne del napoletano, tra Casal di Principe e e Giuliano, e nel brindisino e nei campi calabresi. Il più creativo ha dipinto un costume da batterio letale, gommapiuma a pois verdi con antenne, ciglia, pseudozampine e occhiali da sole fucsia: chissà che non sia così davvero l'E.coli che fa tremare l'Europa. Un altro ha il tamburo, un altro ancora balla. Ma quel che dicono non è allegro: “Nessuno sa come viene raccolta la frutta. Noi lavoriamo per undici ore, dalle 5 alle 6, per 10-12 euro al giorno. La frutta è buona ma noi che la raccogliamo non abbiamo diritti e dignità, siamo qui a ricordarvelo” insiste Diawarà con il megafono. “Agricoltura sì, lavoro nero no” scandiscono gli altri in coro. I farmers si avvicinano, i compratori pure.
Fa caldo, tanto. Balà dà le dimissioni da batterio, lo sostituisce un compagno. L'hanno organizzata da tempo, questa manifestazione. L'assemblea dei lavoratori africani a Roma ha chiamato i compagni dispersi nelle campagne del sud che, per venire qui, hanno perso la giornata. In questi mesi sono andati al Ministero dell'agricoltura, la Provincia si era attivata e aveva proposto un protocollo per l'emersione del lavoro nero firmata da Coldiretti, Confagricoltura, Coop... una firma non costa nulla, quel protocollo ha prodotto solo due posti di lavoro. Bisognerebbe farlo emergere davvero quel lavoro nero, e non per cancellare quel che è avvenuto a Rosarno, una vergogna che va ricordata. Ma per mettersi dietro le spalle lo sfruttamento selvaggio, sì, quello sì. Lo dobbiamo ai ragazzi di Rosarno, ma lo dobbiamo anche a noi, se non vogliamo tacere davanti alla sopraffazione e all'ingiustizia, per quanto nascoste.



