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E il governo liberalizza le scorie radioattive

Scritto da Valentino Zanon. Posted in Notizie Varie

Un piccolo comma nel decreto sulle liberalizzazioni riapre la questione delle scorie nucleari, stabilendo che il governo può installare dove vuole i depositi senza il parere ora discriminante delle istituzioni locali. Effetto nimby a parte, il problema è che così si rischia di andare verso la creazione di tanti depositi (in gran parte rendendo stabili quelli ora provvisori). Intanto i deputati del Pd della zona più sensibile, il vercellese (a Saluggia c’è l’85% delle scorie italiane) pur restando fedeli a Monti promettono battaglia, bollando la decisione come «inaccettabile». Con la mappa dei depositi di scorie radioattive in Italia.

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Sedata dopo il referendum, la bagarre sul nucleare sta per riaprirsi per un articolo contenuto nel decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni. Nascosto tra articoli che hanno avuto finora più eco, c’è infatti spazio anche per l’atomo. Anzi, per i suoi scarti, le scorie. L’articolo 25 (accelerazione delle attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari) vorrebbe dare impulso al decommissioning e rendere più facile l’autorizzazione di nuovi depositi nucleari, in deroga – se necessario – a procedure ordinarie. «Se fosse approvato autorizzerebbe i nuovi depositi nucleari nei siti a rischio», denuncia Gian Piero Godio, instancabile antinuclearista piemontese di Legambiente, che se non avesse setacciato ogni angolo del decreto non avrebbe scovato una norma sfuggita ai più.
Tra i siti meno idonei la palma d’oro spetta a Saluggia, in provincia di Vercelli, che delle scorie è la capitale (è qui stoccato l’85% dei rifiuti radioattivi del nostro Paese, tra cui oltre 300 metri cubi liquidi a più alta radioattività): depositi temporanei nella golena della Dora Baltea e a monte dell’acquedotto del Monferrato.
«L’articolo 25 toglierebbe ai Comuni la possibilità di decidere se un impianto nucleare può essere realizzato o meno», sottolinea Godio. Due parlamentari del Pd, Luigi Bobba e Roberto Della Seta (eletti nel vercellese) – che sostengono Monti come tutto il partito di Bersani – annunciano, però, battaglia: «Se passasse così com’è, Saluggia diventerebbe la discarica delle scorie nucleari italiane, senza bisogno di ottenere le autorizzazioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza previste dalla legge per tutte le nuove infrastrutture. Per questo, proporremo al Senato e alla Camera modifiche radicali all’articolo e ci auguriamo che il governo non insista su una via totalmente inaccettabile».

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Si tratta di una norma, che in termini diversi, era comparsa anche nel decreto Salva Italia, ma fu espunta dalle successive correzioni. Non è la prima volta che per mano governativa verrebbero rafforzati i poteri di Sogin (Società gestione impianti nucleari), successe già nel 2003 quando il governo Berlusconi decretò lo stato di emergenza sui siti nucleari, a causa – si disse – del pericolo di attentati terroristici. In sella, a quel tempo, c’era il generale Carlo Jean, che in qualità di commissario Sogin autorizzò a Saluggia (Vercelli) il contestato mega deposito D2 – di cui sono iniziati da poco i lavori – in virtù dei poteri speciali e in deroga alla normativa urbanistica.
È la prima parte del comma 4 quello che impensierisce maggiormente gli ambientalisti e che secondo loro «esautorerebbe i comuni e i sindaci»: una volta ottenuto l’ok del ministero dello Sviluppo economico, Sogin potrebbe operare senza ulteriori “ostacoli” burocratici. L’autorizzazione diventerebbe, infatti, variante, e sostituirebbe ogni provvedimento amministrativo.
Fatte salve le specifiche procedure previste per la realizzazione del Deposito nazionale e del Parco tecnologico richiamate al comma 3, l’autorizzazione alla realizzazione dei progetti di disattivazione rilasciata ai sensi dell’articolo 55 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n.230 nonché le autorizzazioni di cui all’articolo 6 della legge 31 dicembre 1962 n. 1860, e all’articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, rilasciate a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, valgono anche quale dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza, costituiscono varianti agli strumenti urbanistici e sostituiscono ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti costituendo titolo alla esecuzione delle opere.
«Così – sostiene Godio – si dà mano libera a Sogin di installare dove vuole i depositi senza il parere discriminante delle istituzioni locali. Tanti depositi renderanno meno esigente la costruzione di un vero deposito nazionale più sicuro, che per legge doveva essere pronto entro la fine del 2008. Sogin ha ultimamente chiesto l’autorizzazione per la costruzione di depositi, a sua detta temporanei, in ogni sito italiano, situati spesso in località illogiche». Solo in Piemonte sono previsti due depositi nucleari a Saluggia, altri due a Trino Vercellese e un deposito nucleare a Bosco Marengo (in fase di realizzazione). «I siti – conclude Godio – rischiano di diventare depositi di sé stessi, in barba al decommissioning che dovrebbe eliminare nei luoghi ogni vincolo derivante dalla presenza di radioattività».

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....L'ambiente..paga il conto nel 2011

Scritto da Valentino Zanon. Posted in Notizie Varie

Dai trasporti locali alle detrazioni per la riqualificazione energetica

LE CIFRE DEL DECLINO

1) 421mila euro: il bilancio del Ministero nel 2012 (nel 2008 era di 1 miliardo e 649 milioni)

2) Trasporto pubblico locale: 65% di tagli alle Regioni dal 2012

3) Scelte energetiche: cancellati i fondi previsti dalla Finanziaria 2008 per il risparmio e l’efficienza energetica, in forse le detrazioni al 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici e quelle al 36% per le ristrutturazioni

4) Protocollo di Kyoto: incertezza sui fondi destinati all’applicazione del protocollo

5) Bonifica dei siti inquinati: azzerati i fondi

il 2011 è stato un anno terribile per l’ambiente. Da dove cominciare, per stilare le voci di un bilancio che è per lo più in negativo? Dai tagli al trasporto pubblico locale, del 65% almeno? O dal totale abbandono delle strategie per raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto?.

In quattro anni, complessivamente, le risorse destinate dal governo nazionale a tutela dell’ambiente si sono ridotte di ¼  ; abbiamo sprecato milioni di euro per il ponte sullo stretto che non si farà mai e adesso risparmiamo sulla gestione del territorio

“In questo paese dobbiamo smettere di parlare di grandi opere che sono costosissime  quando invece occorrono le risorse per le piccole opere, per piccoli cantieri veri. Cifre rilevantissime, anche nella legge di stabilità, sono destinate alle grandi opere, le cosiddette infrastrutture strategiche: parliamo di oltre un miliardo e mezzo di euro, pari al 27,3% della manovra, mentre mancano ancora oggi all’appello gli 825 milioni di euro per realizzare il programma di piccole e medie opere già deliberate dal Cipe e richiesto a gran voce dall’Associazione nazionale costruttori edili

“Stiamo parlando del fatto, che è necessario investire per difenderci dal cambiamento climatico, mentre noi stiamo facendo il contrario. Non c’è più dubbio infatti che quello che noi chiamamo ‘emergenze’ siano eventi tutt’altro che rari. Basta chiederlo alle assicurazioni, che sono ormai i soggetti più consapevoli della frequenza di questi eventi.

“Munich Re, uno dei colossi di un settore assicurativo sempre più allarmato, ha fatto i conti del 2010: ci sono stati 950 disastri, nel mondo, legati per il 90% a fattori meteo, che hanno prodotti danni per 130 miliardi di dollari”,

Secondo una task force dell’Onu, formata da oltre 2mila scienziati esperti di eventi estremi, la crescita delle emissioni serra aggraverà la situazione del clima. In assenza di uno stop ai combustibili fossili (come carbone e petrolio) le ondate di calore in Europa diventeranno sempre più frequenti; le aree aride e semiaride in Africa si espanderanno dal 5 all’8%; si perderà fino all’80% della foresta pluviale amazzonica; il Polo Nord diventerà navigabile d’estate; il pianeta soffrirà sempre più di mancanza d’acqua, e la popolazione sottoposta a stress idrico passerà dal miliardo attuale a 3 miliardi.

Nessuna buona notizia, nel 2011? La partecipazione e la vittoria ai referendum, contro il nucleare, e per l’acqua pubblica. “Frutto  di una accresciuta conoscenza dei temi ambientali. Il fatto che si sia scelto di andare a votare, anche al di là del merito, è una buona notizia…….per esempio. Legambiente, coinvolge ogni anno centinaia di migliaiadi volontari. Qualche cifra? 3.000 partecipano ai campi di volontariato in Italia e all’estero, 700mila, l’esercito di “Puliamo il mondo”, 35mila quelli di “Spiagge e fondali puliti”, 15mila per “Non scherzate con il fuoco”, 118mila quelli della festa dell’Albero

“Ma la notizia migliore di questo ultimo anno è che ormai si è dimostrato che investire sulle energie rinnovabili e sull’ambiente è fattore trainante dell’economia. Il settore ambientale è quello più innovativo e, in una situazione di crisi economica come quella attuale, è l’elemento sostanziale e trainante, quello che può fare la differenza. È un fatto, una realtà che camminerà con le sue gambe”. Secondo alcuni dati presentati alla fiera Ecomondo, infatti, il 30%delle piccole e medie imprese punta sulla green economy per superare la crisi.  Senza investire sulle rinnovabili, l’Italia rischia non solo il suo territorio, ma anche la sua economia.

tratto da un articolo sul mensile della COOP e da interviste al WWF e Legambiente

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sfruttamento......e impegno da parte nostra.

Scritto da Valentino Zanon. Posted in Notizie Varie

Caro Valentino,

In Uzbekistan, tra 1,5-2000000 bambini1 sono costretti dal proprio governo a raccogliere il cotone ogni anno per l'esportazione sul mercato mondiale. Se rifiutano, devono affrontare percosse, l'espulsione dalla scuola, e di altre sanzioni imposte dal governo.

In Costa d'Avorio, i bambini vittime del traffico dal Mali e Burkina Faso2 lavorare nelle piantagioni di cacao lontano da casa dove si trovano ad affrontare l'isolamento paralizzante, pestaggi e altre forme di coercizione per crescere cacao per le nostre tavolette di cioccolato.

Come consumatori di cotone, t-shirt e tavolette di cioccolato, possiamo essere alimentando la domanda di beni realizzati con il lavoro forzato con le nostre decisioni di acquisto proprio. Il governo dell'Uzbekistan - uno dei maggiori esportatori al mondo di cotone - collabora con aziende partner come la Daewoo Textiles, una grande azienda coreana, per fornire ai consumatori globali, con grandi quantità di cotone, filati, tessuti e che può alla fine finiscono nel vestiti sugli scaffali nei nostri negozi locali. Di cacao della Costa d'Avorio, il più grande produttore mondiale di cacao, viene venduto ad aziende come la Hershey, che trasformano il cacao nelle barrette di cioccolato che consumiamo.

Nel tentativo di porre fine alla domanda di forzato lavoro minorile-made merce, il governo degli Stati Uniti ha cominciato a prendere provvedimenti per fare in modo che i dollari dei contribuenti americani non sono abituati ad acquistare beni realizzati con il lavoro minorile forzato. Nel 1999, il Presidente issued Executive Order 13126, che richiede gli appaltatori federali che forniscono i prodotti in una lista sviluppato dal Dipartimento del Lavoro di accertare che esse hanno fatto una "buona fede" lo sforzo per determinare se il lavoro minorile forzato è stato utilizzato per produrre gli articoli .

Purtroppo, soprattutto a causa di una scappatoia, aziende regolamenti che forniscono beni al governo degli Stati Uniti che possono contenere una componente importante una buona base di lavoro forzato - come tavolette di cioccolato realizzate con cacao dalla Costa d'Avorio o divise in cotone dall'Uzbekistan - non sono stati corrisposti a realizzare qualsiasi "buona fede" sforzi per individuare e sradicare il lavoro minorile forzato nelle loro catene di fornitura, anche se il governo degli Stati Uniti continua a riportare gravi problemi del lavoro forzato nel cioccolato e abbigliamento supply chain del settore.

E 'giunto il momento di colmare questa lacuna, e abbiamo bisogno del vostro aiuto!

Il Dipartimento del Lavoro invita commento pubblico questa settimana, e si può inviare una lettera qui. Aggiungendo la tua voce, ti mostrano che credi che il governo degli Stati Uniti e dei suoi imprenditori hanno la responsabilità di utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per terminare la domanda di schiavi e il lavoro forzato, compresa la garanzia che i dollari dei contribuenti non inconsapevolmente flusso in casse di schiavisti e dittature brutali.

Se credi che sia tempo per il governo degli Stati Uniti di utilizzare tutte le misure a sua disposizione per porre fine al flagello mondiale del lavoro minorile forzato, poi inviare i commenti al US Department of Labor dal 3 dicembre. Iscriviti ILRF nel chiedere che gli appaltatori pubblici che forniscono merci ad alto rischio fare uno sforzo in buona fede per assicurare che il cacao nei loro barrette di cioccolato o il cotone nelle loro divise non sono prodotti dal lavoro minorile forzato.

In solidarietà,